Un giovane emigrato (1902–1904). Nel luglio 1902, a diciannove anni, Benito Mussolini arriva in Svizzera «per spirito di avventura». Scrive per L'Avvenire del Lavoratore, il giornale dei socialisti italiani, tiene comizi per gli operai emigrati, fa lavori saltuari ed è segretario del sindacato italiano dei muratori e manovali di Losanna. Nel giugno 1903, per aver sostenuto lo sciopero generale anche con la violenza, viene arrestato a Berna, fotografato e schedato dalla polizia, poi espulso e consegnato alla polizia italiana a Chiasso, che lo rilascia. Nell'aprile 1904 la polizia di Ginevra lo arresta di nuovo per aver falsificato la scadenza del passaporto: grazie alle proteste dei socialisti ginevrini e all'intervento del governo ticinese viene rimesso in libertà a Bellinzona, invece di essere consegnato all'Italia, dove lo attendeva una condanna per diserzione. Segue i corsi di Vilfredo Pareto all'Università di Losanna e nel novembre 1904 torna in Italia grazie a un'amnistia.
Il «confine del Gottardo» (1921). Divenuto capo del movimento fascista, nel giugno 1921 Mussolini pronuncia alla Camera dei deputati un discorso in cui accenna al Gottardo come confine d'Italia: la Confederazione gli vieta l'ingresso. È l'irredentismo, l'idea di annettere all'Italia le terre di lingua italiana. In Ticino lo diffonde dal 1912 il settimanale L'Adula di Teresa Bontempi e Rosetta Colombi, nato come foglio culturale italofilo e via via vicino al fascismo; il più combattivo è Aurelio Garobbio, che nel 1937 fonda a Milano un gruppo per rivendicare Ticino, Vallese e Grigioni. Il Dizionario storico sottolinea che in Ticino l'irredentismo non ebbe quasi peso politico; nel 1935 Bontempi e Emilio Colombi vengono arrestati per alto tradimento e il Consiglio federale chiude L'Adula.
Il Duce e la Confederazione (1922–1940). Capo del governo dal 1922, Mussolini torna in Svizzera per la conferenza di Losanna (1922) e per il patto di Locarno (1925). Il 24 aprile 1933 riceve a Roma il consigliere federale Giuseppe Motta, unico incontro tra i due, in cui si parla anche dell'italianità del Ticino. Nel 1937 l'Università di Losanna conferisce al suo ex studente un dottorato honoris causa, una decisione che susciterà aspre polemiche. Malgrado le dichiarazioni di amicizia, Mussolini finanzia i fascisti svizzeri di Arthur Fonjallaz e Georges Oltramare e, secondo il diario del genero Galeazzo Ciano, parla con disprezzo della democrazia svizzera. In Ticino il fascismo locale fallisce: il 25 gennaio 1934 una sessantina di fascisti armati tenta una «marcia su Bellinzona» e si trova davanti centinaia di antifascisti.
La fine (1944–1945). Alla fine della guerra la Svizzera diventa una via di fuga. Nel gennaio 1944 la figlia di Mussolini, Edda Ciano, riesce a entrare in Svizzera; nell'aprile 1945 la moglie Rachele e i figli vengono respinti alla frontiera di Chiasso. Il 27 aprile 1945 Mussolini, in fuga sulla sponda occidentale del lago di Como con una colonna tedesca, viene riconosciuto e catturato dai partigiani vicino a Dongo, mentre cercava probabilmente di raggiungere la Svizzera. Il giorno dopo viene fucilato con Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra, mentre a Dongo i partigiani fucilano i gerarchi che lo accompagnavano. Lo stesso 28 aprile, a Chiasso, centinaia di soldati tedeschi si arrendono alla frontiera (vedi la tappa).