Il segreto bancario. La legge sulle banche dell'8 novembre 1934 rende reato la violazione del segreto bancario. Per decenni la protezione dei dati dei clienti, insieme alla stabilità politica e al franco, attira in Svizzera capitali da tutto il mondo, compresi molti sottratti al fisco dei loro Paesi.
Il salvataggio di UBS (ottobre 2008). Con la crisi dei mutui americani UBS subisce perdite enormi. Il 15 ottobre 2008 la Confederazione e la Banca nazionale decidono il salvataggio, annunciato il giorno dopo: la Confederazione sottoscrive un prestito convertibile di 6 miliardi di franchi e la Banca nazionale si impegna a rilevare titoli illiquidi per un massimo di 60 miliardi di dollari. Nel 2011 il parlamento adotta regole per le banche «troppo grandi per fallire».
Lo scontro con gli Stati Uniti (2009). Le autorità americane accusano UBS di aver aiutato clienti statunitensi a evadere il fisco. Il 18 febbraio 2009 l'autorità di vigilanza FINMA ordina a UBS di consegnare i dati di circa 250 clienti; in agosto un accordo tra i due governi porta alla trasmissione dei dati di circa 4450 conti. Il 13 marzo 2009 il Consiglio federale accetta lo standard dell'OCSE sull'assistenza amministrativa in materia fiscale.
Lo scambio automatico (2017). Negli anni seguenti la pressione internazionale continua. La Svizzera aderisce allo scambio automatico di informazioni fiscali: dal 2017 le banche raccolgono i dati dei clienti residenti all'estero, che dal 2018 vengono trasmessi ai loro Paesi. Il segreto bancario resta valido per i residenti in Svizzera, ma la piazza finanziaria cambia modello: dalla protezione dal fisco alla gestione di patrimoni dichiarati.