Dopo il no del 1992. Il rifiuto dello Spazio economico europeo, il 6 dicembre 1992 (vedi la tappa), lascia la Svizzera senza un accesso garantito al mercato europeo. Il Consiglio federale avvia allora negoziati settoriali con l'Unione europea.
I Bilaterali I (1999–2002). Nel 1999 vengono firmati sette accordi: libera circolazione delle persone, ostacoli tecnici al commercio, appalti pubblici, agricoltura, trasporti terrestri, trasporto aereo e ricerca. Sono legati da una «clausola ghigliottina»: se uno cade, cadono tutti. Il 21 maggio 2000 il popolo li approva con il 67,2% dei voti; entrano in vigore nel 2002.
I Bilaterali II e Schengen (2004–2008). Un secondo pacchetto, firmato nel 2004, comprende tra l'altro gli accordi di Schengen e Dublino sulla cooperazione di polizia, i visti e l'asilo. Il 5 giugno 2005 il popolo li approva con il 54,6%. Dal dicembre 2008 i controlli sistematici delle persone alle frontiere terrestri con i Paesi Schengen vengono aboliti, e pochi mesi dopo anche negli aeroporti.
La libera circolazione al voto. La libera circolazione viene estesa ai nuovi membri dell'Unione con votazioni nel 2005 e nel 2009. Il 9 febbraio 2014 il popolo accetta però con il 50,3% l'iniziativa «contro l'immigrazione di massa», che mette in tensione i rapporti con Bruxelles; il 27 settembre 2020 respinge con il 61,7% l'iniziativa che voleva abolire la libera circolazione. Il rinnovo della via bilaterale è il tema della tappa sui rapporti con l'Unione europea oggi.