La strada del Gottardo. Dal Duecento, quando si apre il passaggio della Schöllenen, la via del San Gottardo diventa la strada più breve tra la Germania e Milano. Chi controlla la valle Leventina, che scende dal passo verso Bellinzona, controlla anche i traffici, i pedaggi e i mercati. Per i contadini di Uri, sul versante nord, la valle è un retroterra vitale di pascoli, castagneti e commerci. Già nel 1403 Uri e Obvaldo accolgono la Leventina sotto la loro protezione e nel 1419 ottengono anche Bellinzona, ma nel 1422, sconfitti ad Arbedo dall'esercito di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, perdono tutto. Seguono decenni di guerre, pegni e promesse mancate, e la questione resta aperta.
La valle contesa. Nel 1466 il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza promette la valle Leventina al Cantone di Uri, ma non mantiene la promessa. Nel novembre 1478, d'accordo con papa Sisto IV, allora in guerra con Milano, gli Urani e gli altri confederati valicano il San Gottardo. In Leventina la popolazione li accoglie come liberatori; poi assediano Bellinzona con circa 7000 uomini. L'assedio fallisce e a metà dicembre, con le prime forti nevicate, il grosso dell'esercito torna oltre il Gottardo.
Pochi contro molti. In valle restano soltanto 175 confederati, cento Urani e venticinque uomini ciascuno di Lucerna, Svitto e Zurigo, insieme a circa 400 leventinesi. Il Ducato di Milano manda contro di loro un esercito di circa 10'000 uomini, che risale la valle Riviera e la bassa Leventina nella neve.
La battaglia del 28 dicembre 1478. I difensori lasciano Bodio e Personico senza combattere e attirano l'esercito ducale nella strettoia tra Bodio e Giornico, dove la lunga colonna avanza ammassata sul fianco sinistro della valle, tra la neve e il fiume gelato. Quando la testa sbuca nella piana davanti a Giornico, i confederati attaccano di fronte e i leventinesi dal fianco della montagna, facendo rotolare, secondo la tradizione, grandi sassi e tronchi lungo il versante. L'esercito milanese si sbanda; molti annegano cercando di guadare il Ticino. Il luogo si chiama ancora oggi «dei Sassi Grossi», e la battaglia prende il nome dalle pietre, non dagli uomini.
Le conseguenze. Con la pace di Lucerna del 1480 Milano rinuncia alla Leventina, che diventa un baliaggio di Uri fino al 1798. I confederati ottengono l'esenzione dai dazi nel Ducato, mentre Bellinzona resta ancora per vent'anni in mani milanesi. Per la prima volta i confederati stabiliscono un dominio a sud delle Alpi: è l'inizio della futura Svizzera italiana.
Il monumento. Nel 1928, per il 450º anniversario, si decide di ricordare la battaglia con un monumento. Il concorso è bandito nel 1929; nel gennaio 1930 la giuria sceglie, tra trentacinque proposte, il bozzetto dello scultore ticinese Apollonio Pessina, e il monumento è inaugurato il 1º agosto 1937 all'ingresso nord di Giornico. Un guerriero di granito spinge un masso, colto un istante prima del lancio: la pietra è ancora ferma, ma sta per partire. La storia del monumento e del suo masso è raccontata nel capitolo «02. Sassi Grossi» di Souvenir di montagna.