Il timbro «J» (1938). Dopo l'annessione dell'Austria, nel 1938, migliaia di ebrei cercano rifugio in Svizzera. Le autorità, guidate dal capo della polizia degli stranieri Heinrich Rothmund, ottengono dalla Germania che i passaporti degli ebrei tedeschi siano segnati con una «J», per poterli riconoscere e respingere alla frontiera.
La chiusura delle frontiere (agosto 1942). Il 13 agosto 1942, mentre in Europa cominciano le deportazioni di massa, la Svizzera chiude le frontiere a chi fugge «solo per motivi di razza», che non è considerato un rifugiato politico. Pochi giorni dopo il consigliere federale Eduard von Steiger giustifica la scelta con l'immagine della «barca piena». Secondo le stime, tra 10'000 e 24'000 profughi ebrei sono respinti; nello stesso tempo, alla fine della guerra, la Svizzera ospita più di 115'000 persone in cerca di rifugio.
Chi disobbedisce (1938). Paul Grüninger, comandante della polizia di San Gallo, nel 1938 lascia entrare centinaia di profughi ebrei, retrodatando i loro documenti. Scoperto, è licenziato e condannato. Sarà riabilitato soltanto nel 1995.
Chi salva (1944). A Budapest il vice console svizzero Carl Lutz rilascia migliaia di lettere di protezione e allestisce case protette: nel 1944 salva dalla deportazione decine di migliaia di ebrei ungheresi.