Una lunga attesa (1918–1929). Il voto alle donne è la seconda delle nove richieste dello sciopero generale del 1918, e nel dicembre dello stesso anno due mozioni in Parlamento lo chiedono per la prima volta a livello federale. Nel 1928, alla prima Esposizione svizzera del lavoro femminile (SAFFA) a Berna, il corteo porta una grande lumaca con la scritta «suffragio femminile»: un'immagine ironica della lentezza svizzera. Nel 1929 una petizione raccoglie un numero record di firme, ma resta senza seguito.
Il primo no (1959). Il 1º febbraio 1959 gli uomini svizzeri votano per la prima volta sul suffragio femminile federale e lo respingono con il 67 per cento. Il ritardo ha una ragione precisa: in una democrazia diretta il voto alle donne doveva essere concesso dagli stessi elettori uomini, a livello federale e cantone per cantone. Lo stesso giorno però il Vaud introduce il voto cantonale, seguito da Neuchâtel e, nel 1960, da Ginevra. Un anno prima, nel 1958, Iris von Roten aveva pubblicato Frauen im Laufgitter, un libro che fece scandalo.
La svolta (1969–1971). Nel 1969 migliaia di donne marciano su Berna per chiedere il voto, e il Ticino lo introduce a livello cantonale; seguono il Vallese e Zurigo nel 1970. Il 7 febbraio 1971 gli elettori approvano il suffragio femminile federale con il 65,7 per cento. Alle elezioni del 31 ottobre 1971 entrano in Parlamento le prime undici donne: dieci al Consiglio nazionale e Lise Girardin al Consiglio degli Stati, che già nel 1968 era stata la prima sindaca di una città svizzera, Ginevra.
Gli ultimi cantoni (1989–1990). Gli ultimi a cedere sono i due Appenzello, dove si vota per alzata di mano nella Landsgemeinde, l'assemblea all'aperto. Appenzello Esterno introduce il voto alle donne nel 1989. Appenzello Interno lo rifiuta ancora nel 1990, finché il 27 novembre 1990 il Tribunale federale gli impone di rispettare l'uguaglianza scritta nella Costituzione.
Dai diritti alla parità (1981–oggi). Nel 1981 la parità tra uomo e donna entra nella Costituzione. Nel 1984 Elisabeth Kopp è la prima donna eletta nel Consiglio federale, e nel 1999 Ruth Dreifuss la prima presidente della Confederazione. Il 14 giugno 1991 circa mezzo milione di donne partecipa al primo sciopero delle donne, con lo slogan «Se le donne vogliono, tutto si ferma»; il 14 giugno 2019 il secondo sciopero riporta in piazza centinaia di migliaia di persone. La memoria di questa storia è custodita dall'archivio fondato da Marthe Gosteli a Worblaufen, presso Berna.
I manifesti del no (1920–1966). Per mezzo secolo i comitati contrari al voto alle donne tappezzano i muri con manifesti che giocano sulla paura: bambini abbandonati, famiglie trascurate, donne che perdono la loro «natura». Uno del 1959 prende di mira proprio il libro di Iris von Roten, Frauen im Laufgitter. Questi manifesti sono conservati nella collezione di manifesti del Museum für Gestaltung di Zurigo; i diritti sulle immagini non ne permettono la pubblicazione qui, ma si possono vedere nel catalogo online del museo:
Il cinema (2017). Nel 2017 la regista Petra Volpe racconta il 1971 in Contro l'ordine divino (Die göttliche Ordnung): in un piccolo villaggio dell'Appenzello una giovane madre, Nora, scopre la politica e si batte per il voto alle donne. Il film ha avuto un grande successo in Svizzera ed è stato il candidato svizzero all'Oscar.